Roland Rugero (Burundi)

Roland Rugero (Burundi)

con Dorcy Rugamba e Ana Tognola
Teatro Sociale, domenica 15 settembre, ore 16.00

È nato nel 1986 al nord di Bujumbura, la capitale del Burundi. Nel 1993, dopo l’assassinio del presidente, la sua famiglia si è spostata in Ruanda e poi in Tanzania. Nel 2006 ha pubblicato il primo romanzo, Les Oniriques, seguito da diversi racconti e da Baho!, pubblicato nella collana Fragments curata da Raharimanana. Rugero è tra i creatori del caffè letterario Samandari; nel 2007 ha lanciato il premio letterario Kayoya, e ha preso parte alle svariate iniziative che stanno rivoluzionando il sistema letterario in Burundi.
Un suo racconto è stato tradotto per Il labirinto della moltitudine, l’antologia Babel-Cascio da Giorgio Tognola.
In collaborazione con Babel, le Edizioni Socrates di Roma pubblicano Vivi!, tradotto da Giorgio Tognola, a cura di Giuseppe Sofo.

«Il bambino lo guarda… Il bambino sorride. Sorriso beato. Il piccolo piede destro piegato in dentro, il sinistro in fuori. Calzoncini, neri una volta, coprono membra grassottelle ricoperte di polvere. La pianta del piede volta all’indietro, le dita chiuse, tutte schiacciate alla stessa altezza. Dritte verso il cielo di un blu particolare.
Il bambino lo guarda… Il bambino lo palpa, così come lo sguardo tasta nel buio quando si penetra improvvisamente nell’oscurità. Sorride l’altro, di un sorriso immobile, non ha niente da dire. Tra la smorfia e quegli zigomi paffuti di un anno quattro mesi e ventisette giorni c’è stupore, meraviglia.
Ossa contro ossa, due esseri si trovano faccia a faccia. Nell’aria mattutina che spira nella valle di Caho al viso in carne, liscio e gioioso, si contrappongono sporgenze ossute».
da: Roland Rugero, Il bambino e il sorriso, traduzione di Giorgio Tognola, per l’antologia di Cascio editore per Babel 2013

«In kirundi ejo vuol dire domani, ma pure ieri! A tale grave conclusione giunge la vecchia mentre è sulle tracce del muto. Domani e ieri, due tempi diversi, un solo vocabolo per designarli. Due luoghi, lo stesso nome. Di conseguenza l’uno e l’altro, oppure si tratta di un’imperfezione linguistica? O “domani” e “ieri” si fondono, poiché contengono due chimere: passato e futuro. O ancora non si è riusciti a trovare una parola migliore per designare sia il contenuto di un tempo trascorso, sia quello di un tempo che verrà. Dimenticanza? Errore? Consapevolezza del primato del presente? Il presente… La guercia sorride, mastica l’erba che passa tra i denti neri di cicca di tabacco».
da: Roland Rugero, Vivi!, traduzione di Giorgio Tognola, Edizioni Spartcaus per Babel 2013

In collaborazione con Sembura, ferment litteraire.

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