Luisa Orelli

Luisa Orelli

Arabista formatasi a Parigi (Paris III) e Roma (PISAI), ha vissuto a lungo al Cairo. Ha tradotto diversi autori arabi del Novecento, come Yusuf Idris, Taha Hussein e Gamal al-Ghitani, e un sufi del X secolo, al-Hallâj. È giornalista presso la Radio Svizzera.

 
L’Epistola del perdono
Abdelfattah Kilito con Luisa Orelli

Teatro Sociale, sabato 16 settembre, ore 14.00

Scritta nell’XI secolo L’Epistola del perdono di al-Ma’arri è uno dei capolavori della letteratura araba, un testo satirico di prima grandezza, una narrazione vivissima e teatrale. L’aldilà che vi è descritto è popolato di letterati pedanti, ipocriti adulatori, furbetti e furbastri che si aggirano tra angeli inverosimili e vergini a dimensione variabile secondo il desiderio dei beati. La satira di al-Ma’arri si rivolge sia agli uomini, in particolare agli eruditi ambiziosi e ai poeti maldestri, sia più in generale alle rappresentazioni popolari del Paradiso islamico. Poeta coltissimo, uno dei più grandi intellettuali della sua epoca, al-Ma’arri lascia trasparire, sotto l’ironia, una domanda di senso accompagnata da un messaggio teologico dirompente: il perdono divino è più grande di quanto si creda. Per essere ammessi in Paradiso può bastare una buona azione nella vita; per un poeta, un vero buon verso in mezzo a tanti fasulli.

“Magnifico, Abu Hadras! Dunque compivi azioni malvagie e disonorevoli. Ma come te la cavi con e lingue? Anche tra voi ci sono arabi che non capiscono i greci e greci che non capiscono gli arabi, come avviene tra gli umani?” “Nemmeno per sogno, o uomo cui è stata usata misericordia! Noi siamo gente intelligente e sagace e siamo tenuti a conoscere tutte le lingue dell’umanità. Inoltre abbiamo un’altra lingua sconosciuta agli uomini. Io sono quel Ginn che ammonì gli altri per mezzo del Libro Rivelato: ero in viaggio di notte in compagnia di altri spiriti, diretto verso lo Yemen al tempo del ma‘w – cioè della maturazione dei datteri – “predicazione udimmo meravigliosa che guida alla Retta Via; vi crediamo dunque e nulla più assoceremo al Signore!” Ritornai allora al mio popolo e gli raccontai l’accaduto e parecchi tra loro s’affrettarono ad abbracciare la fede, spinti a questo passo anche dalla lapidazione che avevano subito a colpi di astri incendiari quando avevano cercato di ascoltare furtivamente qualche parola dal consesso celeste”».

’Ala al-Ma’arri, da L’epistola del perdono, Einaudi 2011, trad. Martino Diez

babel_cat_small