Gianmaria Finardi

Gianmaria Finardi

ha conseguito un dottorato di ricerca in Letterature Straniere e Scienza della Letteratura con un lavoro su Éric Chevillard, “Leggere Chevillard” (2013). 
Dal 2009 collabora con “Studi francesi” (Torino), recensendo testi di critica letteraria. Di Chevillard ha tradotto Sul soffitto (Del Vecchio editore, 2015) e sta ora traducendo Palafox, che uscirà per lo stesso editore nel 2018.

 
Santo cielo
Eric Chevillard, una delle voci più aspre e divertite della letteratura francese odierna, dialoga con il suo traduttore italiano, Gianmaria Finardi.

Teatro Sociale, domenica 17 settembre, ore 16.00

 
«– Moindre Albert?
– Ne dubita? Non diventerò comunque matto per rispondere a uno spirito onnisciente! Lei è onnisciente, vero, mi rassicuri, non ho alcun segreto per lei?
– Albert Moindre, sei in questo ufficio non, in effetti, per compilare i nostri formulari ma per soddisfare la tua curiosità. La pace dell’anima è a questo prezzo, noi lo sappiamo, e, al fine di approfittare pienamente del proprio soggiorno qui, ogni richiedente si vede dapprima offrire l’opportunità di sistemare le questioni che lo ossessionano, di trovare conforto dalle interrogazioni che lo tormentano.
– Che devo fare?
– Nulla. Lascia venire le rivelazioni. Sei pronto? Eucalipto, è la parola che avevi sulla punta della lingua, il 12 luglio 1981 alle ore 18:37. Il piccolo riccio apparso nel tuo giardino, nell’estate dei tuoi cinque anni, e che avevi soprannominato Zag, fu ritrovato morto da tuo padre, annegato nella tazza di latte che tu gli avevi servito. Lui lo seppellì sotto un cespuglio e pretese che, rinvigorito dalle tue cure amorevoli, avesse ripreso il suo errare. A più riprese poi, volle confessarti la verità, l’ultima volta il giorno del tuo cinquantesimo compleanno, ma non ne ebbe il coraggio».

Eric Chevillard, da Santo cielo, trad. Gianmaria Finardi

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