Éric Chevillard

Éric Chevillard

nato nel 1964 à La Roche-sur-Yon, vive a Dijon. Dal 1987 ha scritto una ventina di romanzi pubblicati dalle éditions de Minuit, tra cui Mourir m’enrhume, Palafox, La Nébuleuse du crabe, Oreille rouge, Du hérisson, Le Vaillant petit tailleur, Choir, Dino Egger, Le Désordre Azerty, Juste ciel e Ronce-Rose, quest’ultimo uscito nel 2017. Pubblica inoltre raccolte di testi brevi per le éditions Fata Morgana (il più recente: Détartre et désinfecte, 2017). Dal 2011 scrive regolarmente su “Le Monde des livres”, e dal 2007 pubblica tre post al giorno sul suo blog, L’Autofictif, raccolti ogni anno in volume dalle éditions L’Arbre vengeur (dil più recente: L’Autofictif à l’assaut des cartels). A settembre pubblicherà per le éditions Notabilia una fantasia critica inttolata Défense de Prosper Brouillon. In italiano è uscito Sul soffitto (Del Vecchio Editore, 2015) ed è in corso di traduzione Palafox, che uscirà sempre per Del Vecchio nel 2018.
 
Santo cielo
Una delle voci più aspre e divertite della letteratura francese odierna a dialogo con il suo traduttore italiano, Gianmaria Finardi.

Teatro Sociale, domenica 17 settembre, ore 16.00

«– Moindre Albert?
– Ne dubita? Non diventerò comunque matto per rispondere a uno spirito onnisciente! Lei è onnisciente, vero, mi rassicuri, non ho alcun segreto per lei?
– Albert Moindre, sei in questo ufficio non, in effetti, per compilare i nostri formulari ma per soddisfare la tua curiosità. La pace dell’anima è a questo prezzo, noi lo sappiamo, e, al fine di approfittare pienamente del proprio soggiorno qui, ogni richiedente si vede dapprima offrire l’opportunità di sistemare le questioni che lo ossessionano, di trovare conforto dalle interrogazioni che lo tormentano.
– Che devo fare?
– Nulla. Lascia venire le rivelazioni. Sei pronto? Eucalipto, è la parola che avevi sulla punta della lingua, il 12 luglio 1981 alle ore 18:37. Il piccolo riccio apparso nel tuo giardino, nell’estate dei tuoi cinque anni, e che avevi soprannominato Zag, fu ritrovato morto da tuo padre, annegato nella tazza di latte che tu gli avevi servito. Lui lo seppellì sotto un cespuglio e pretese che, rinvigorito dalle tue cure amorevoli, avesse ripreso il suo errare. A più riprese poi, volle confessarti la verità, l’ultima volta il giorno del tuo cinquantesimo compleanno, ma non ne ebbe il coraggio».

Éric Chevillard, da Santo cielo, trad. Gianmaria Finardi

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