Barbara Bertoni

con Abilio Estevéz

Teatro Sociale, domenica 14 settembre, ore 15.30

Traduce soprattutto dallo spagnolo, ma anche dal francese, dal catalano, dal portoghese e dall’inglese. Ha tradotto una cinquantina di volumi di narrativa per Adelphi, Giunti, Neri Pozza, Frassinelli, Passigli, Marcos y Marcos, Sellerio, Marco Tropea, Il Saggiatore, Voland, Besa. Tra gli autori tradotti: Abilio Estévez, Augusto Monterroso, Carmen Laforet, Alejo Carpentier, Zoé Valdés, Senel Paz, José Manuel Prieto, Jorge Franco, Rafael Chirbes, Pedro Zarraluki, Javier Tomeo, Roberto Bolaño, Georges Simenon, Fabio Morabito. Dal 2007 presta servizio come lettore per il Ministero degli Esteri, vive a Città del Messico e insegna lingua italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’UNAM.

«Non era il mare, lo sappiamo, bensì l’abisso immenso, l’oscurità che sembrava senza limiti e che, certo, provocava terrore. La percussione delle onde contro le scogliere, non saprei dire perché, di notte si amplificava. Un suono aspro, come di tuono. Il lampeggio del faro del Castillo del Moro svelava e occultava l’agitarsi di schiume. Ed ecco che, nel fondo di quella profondità, si intravedevano lucine lontane ed esitanti, che a loro volta alimentavano la paura (la solita paura). Non domandavo cosa fossero. Me l’avrebbero spiegato: le lampade, caro, le lampade a olio delle imbarcazioni dei pescatori. Ma io preferivo non saperlo, per quanto mi spaventasse la realtà che l’immaginazione sovrapponeva alla realtà. A quel tempo, come adesso, come sempre, preferivo le risposte dell’immaginazione, per orribili che fossero, a tutta la precaria verità, le dubbie motivazioni della logica. Alla fine, la realtà è sempre peggiore».
Abilio Estevéz, da: Inventario secreto de La Habana, Tusquets editores, 2004, traduzione di Babel

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