Abilio Estévez

Abilio Estévez

con Barbara Bertoni

Teatro Sociale, domenica 14 settembre, ore 15.30

Nato all’Avana nel 1954 appartiene alla diaspora cubana e vive a Barcellona. Erede della più raffinata tradizione letteraria ispanoamericana, sempre sul filo tra narrativa, memoriale e saggistica, è autore di romanzi, opere teatrali, poesie, saggi e racconti. È tradotto in svariate lingue e ha vinto importanti riconoscimenti internazionali come il Miglior libro straniero francese e il Premio della critica cubana. In Italia ha pubblicato due romanzi presso Adelphi, I palazzi lontani (2002) è un commovente omaggio all’Avana, ai quartieri più poveri, alle strade polverose e dissestate, al lungomare: Estévez assume in pieno la condizione contraddittoria dell’insularità, come osservatorio privilegiato per rielaborare la cultura universale, attraverso un rapporto di amore e odio con le proprie radici.

«Non era il mare, lo sappiamo, bensì l’abisso immenso, l’oscurità che sembrava senza limiti e che, certo, provocava terrore. La percussione delle onde contro le scogliere, non saprei dire perché, di notte si amplificava. Un suono aspro, come di tuono. Il lampeggio del faro del Castillo del Moro svelava e occultava l’agitarsi di schiume. Ed ecco che, nel fondo di quella profondità, si intravedevano lucine lontane ed esitanti, che a loro volta alimentavano la paura (la solita paura). Non domandavo cosa fossero. Me l’avrebbero spiegato: le lampade, caro, le lampade a olio delle imbarcazioni dei pescatori. Ma io preferivo non saperlo, per quanto mi spaventasse la realtà che l’immaginazione sovrapponeva alla realtà. A quel tempo, come adesso, come sempre, preferivo le risposte dell’immaginazione, per orribili che fossero, a tutta la precaria verità, le dubbie motivazioni della logica. Alla fine, la realtà è sempre peggiore».
Abilio Estevéz, da: Inventario secreto de La Habana, Tusquets editores, 2004, traduzione di Babel

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