Abdelfattah Kilito

Abdelfattah Kilito

è nato a Rabat, Marocco, nel 1945. Specialista di letterature arabe antiche, è professore di lettere all’università Mohammed V (Rabat-Agddal), e insegna  a Parigi, Princeton, Chicago e Harvard. È autore di svariati libri di saggistica e racconti, in arabo e in francese. I suoi libri tradotti in italiano sono L’Autore e i suoi doppi (Einaudi, 1988), L’occhio e l’ago (il melangolo, 1994), Esplorazioni (Mesogea, 2006), Tu non parlerai la mia lingua (Mesogea, 2010). Tra i riconoscimenti, il Grand Prix du Maroc nel 1989, e il Prix du Rayonnement de la langue et de la littérature françaises, attibuitogli dall’Académie Française nel 1996.

 
L’Epistola del perdono
Abdelfattah Kilito con Luisa Orelli

Teatro Sociale, sabato 16 settembre, ore 14.00

Scritta nell’XI secolo L’Epistola del perdono di al-Ma’arri è uno dei capolavori della letteratura araba, un testo satirico di prima grandezza, una narrazione vivissima e teatrale. L’aldilà che vi è descritto è popolato di letterati pedanti, ipocriti adulatori, furbetti e furbastri che si aggirano tra angeli inverosimili e vergini a dimensione variabile secondo il desiderio dei beati. La satira di al-Ma’arri si rivolge sia agli uomini, in particolare agli eruditi ambiziosi e ai poeti maldestri, sia più in generale alle rappresentazioni popolari del Paradiso islamico. Poeta coltissimo, uno dei più grandi intellettuali della sua epoca, al-Ma’arri lascia trasparire, sotto l’ironia, una domanda di senso accompagnata da un messaggio teologico dirompente: il perdono divino è più grande di quanto si creda. Per essere ammessi in Paradiso può bastare una buona azione nella vita; per un poeta, un vero buon verso in mezzo a tanti fasulli.

“Magnifico, Abu Hadras! Dunque compivi azioni malvagie e disonorevoli. Ma come te la cavi con e lingue? Anche tra voi ci sono arabi che non capiscono i greci e greci che non capiscono gli arabi, come avviene tra gli umani?” “Nemmeno per sogno, o uomo cui è stata usata misericordia! Noi siamo gente intelligente e sagace e siamo tenuti a conoscere tutte le lingue dell’umanità. Inoltre abbiamo un’altra lingua sconosciuta agli uomini. Io sono quel Ginn che ammonì gli altri per mezzo del Libro Rivelato: ero in viaggio di notte in compagnia di altri spiriti, diretto verso lo Yemen al tempo del ma‘w – cioè della maturazione dei datteri – “predicazione udimmo meravigliosa che guida alla Retta Via; vi crediamo dunque e nulla più assoceremo al Signore!” Ritornai allora al mio popolo e gli raccontai l’accaduto e parecchi tra loro s’affrettarono ad abbracciare la fede, spinti a questo passo anche dalla lapidazione che avevano subito a colpi di astri incendiari quando avevano cercato di ascoltare furtivamente qualche parola dal consesso celeste”».

’Ala al-Ma’arri, da L’epistola del perdono, Einaudi 2011, trad. Martino Diez

 
Nuove traduzioni difficili
Abdelfattah Kilito con Yari Moro, Susana Moreira Marques con Marta Silvetti, Ugo Cornia con Veronique Volpato.

Teatro Sociale, domenica 17 settembre, ore 10.00

babel_cat_small