Altre Arti / Oltre I Confini Della Parola
Ljiljana Petrovic Buttler e i Mostar Sevdah Reunion Sevdah in arabo significa «amore, desiderio, estasi»: è questo il nome della struggente musica tradizionale bosniaca, ricca di influenze diverse, di forti legami con la tradizione e di spazio per l’improvvisazione.

Ljiljana Petrovic Buttler. La «Edith Piaf dei Balcani», la «Billie Holiday del mondo slavo»: sono poche le voci in grado di esprimere l'anima profonda di un intero popolo come Ljiljana Buttler, autentica madre dell'anima gitana. Nata a Belgrado nel 1944 ha iniziato la sua carriera musicale da bambina, esibendosi nei bar, ha goduto di enorme successo per poi scomparire dalla scena per vent’anni. Ora, grazie ai Mostar Sevdah Reunion, è tornata, e nei suoi intensi brani di folclore gitano, tra clarinetti, violini, fisarmoniche e chitarre, ci ripropone, con la sua voce profonda, pene d'amore, nostalgie, voglia di libertà, gioia di vivere di un popolo fiero e sentimentale.
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Mostar Sevdah Reunion. Mostar è la città bosniaca il cui ponte, da poco ricostruito, ha avvicinato per secoli oriente e occidente. Il sevdah è una delle numerose tradizioni musicali con radici islamiche dei Balcani: in particolare la nascita del sevdah risale ai primi contatti tra la Bosnia medievale e la popolazione turca. Il collettivo Mostar Sevdah Reunion ha riunito il meglio di questa musica e dei suoi musicisti, e si è affermato come uno dei gruppi balcanici di maggiore successo e originalità.
«Talenti giganteschi, comparabili a Nusrat Fateh Ali Khan o a Mari Boine Persen per la capacità di dare vita alla propria musica con una spiritualità così vivida da superare facilmente le barriere culturali più impenetrabili»
(The Indipendent)