cineBabel
La rassegna cinematografica cineBabel vuole introdurre il Festival letterario e rifletterne l’impostazione, delineando un clima culturale che sarà poi messo a fuoco durante gli incontri con gli scrittori e i traduttori e, proseguendo nelle due settimane successive, raccoglierne gli echi e mantenerne vivi gli stimoli. CineBabel approfitta della presenza al festival di Ismail Kadaré e Abdulah Sidran, proponendo Il generale dell’armata morta, tratto dall’omonima opera di Kadaré, debutto alla regia del direttore della fotografia Luciano Tovoli che si è avvalso di un cast d’eccezione: Marcello Mastroianni, Michel Piccoli, Anouk Aimée, Sergio Castellitto; e, come apertura di Babel giovedì 20 settembre, l’inedito Le cercle parfait di Ademir Kenovic (1997), il primo film girato nella Sarajevo distrutta dalla guerra, sceneggiato da Abdulah Sidran, che assisterà alla proiezione.

Savrseni Krug - Le Cercle Parfait
di Ademir Kenovic, Bosnia-Erzegovina/Francia 1997
35mm, colore, v.o. st. f/t, 98’
Sceneggiatura: Abdulah Sidran, Ademir Kenovic, con la collaborazione di Pjer Zalica; fotografia: Milenko Uherka; montaggio: Christel Tanovic; musica: Esad Arnautalic, Ranko Rihtman; interpreti: Mustafa Nadarevic, Almedin Leleta, Almir Podgorica, Josip Pejakovic…; produzione: Parnasse International/Dokument Sarajevo/La Sept-Cinéma/Centre national de la Cinématographie.
Sarajevo, durante la Guerra civile. Adis e Kerim, due ragazzi di sette e nove anni (il secondo sordomuto), trovano per caso rifugio in casa del poeta Hamza, la moglie e la figlia del quale hanno appena lasciato la città. I due ragazzi hanno perso tutta la famiglia, ad eccezione di una zia, Aïcha, rifugiata in Germania. Hamza accetta di ospitare Adis e Kerim e cercherà di aiutarli a ritrovare le tracce della zia. Giorno dopo giorno, il poeta e i ragazzi imparano a vivere assieme, a scoprirsi, ad amarsi e a sognare… Presentato alla Quinzaine des réalisateurs à Cannes nel 1997, Le cercle parfait, primo film realizzato a Sarajevo dopo la guerra, ha ottenuto il Prix Cannes Junior, il Prix François Chalais e il Prix Spécial du Jury del Festival de Paris.
«Il regista inventa per noi una singolare raffigurazione della guerra, basata sul realismo dell’ambientazione ma con la coscienza di creare, attraverso la finzione, le condizioni di una ricostruzione stilizzata».
(Le Monde).
«La forza del film è l’idea positiva che il regista si fa della natura umana, nonostante l’orrore, nonostante la paura, nonostante l’umiliazione subita, nonostante tutto».
(Télérama)